Fulvio Spasiano, il primo inserimento lavorativo della Cooperativa, racconta la sua storia: da ex detenuto a uomo libero e soddisfatto della sua vita

“Ci tenevo troppo alla mia libertà, così decisi di cambiare vita”, dice Fulvio Spasiano, il primissimo inserimento lavorativo fatto dalla Cooperativa Sociale Cigno Verde nel 1997.

All’epoca ero un detenuto, e avevo avuto la possibilità di beneficiare dell’articolo 21, ovvero dell’opportunità di uscire dal carcere per lavorare e poi rientrare” – racconta Spasiano.

Il lavoro esterno (art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario) è un beneficio, concesso dal direttore dell’Istituto di pena, che consiste nella possibilità di uscire dal carcere per svolgere un’attività lavorativa. Diversi lavoratori, tuttora in forza alla Cigno Verde, hanno fatto un percorso di inserimento grazie all’art.21.

“L’ammissione al lavoro esterno veniva decisa in base ai comportamenti che una persona aveva in carcere. Lì ti mettevano alla prova, verificavano se rispettavi le regole. Mi sono impegnato e ho fatto tutto quello che era richiesto, perché ci tenevo troppo alla mia libertà”, spiega Spasiano.

“Ho iniziato a lavorare prima per Legambiente, poi quando nel 1997 c’è stata la conversione della Cigno Verde da cooperativa di produzione lavoro, a cooperativa sociale di tipo B, ne sono diventato un operatore” – continua – “Uscivo la mattina, lavoravo sette o otto ore, e poi rientravo. Mi sono trovato benissimo”.

Con l’art.21, infatti, il magistrato di sorveglianza autorizza un piano di trattamento, in cui vengono stabiliti l’orario di uscita e di rientro dal carcere.

Fulvio Spasiano ha iniziato nel settore del verde, l’ambito storico della cooperativa: “Tornando indietro a quegli anni, mi emoziona pensare a quanto eravamo piccoli rispetto ad oggi che contiamo più di 100 dipendenti” – dice. “Poi, man mano, la cooperativa ha ampliato i suoi servizi, con l’aggiunta della raccolta dei rifiuti ingombranti, dei toner, ecc. Ho lavorato in vari settori, facendo tutto quello che c’era da fare”.

Il lavoro in cooperativa mi ha aiutato tanto” – dice. – “Adesso sono un normale operaio, questo mi tiene in vita e sono contento. Cose che sicuramente non avrei potuto dire, se avessi continuato a percorre la vecchia strada. Sono libero, ho comprato casa, ho una bella famiglia, sono soddisfatto della vita che faccio”.

In tutti questi anni Fulvio ha davvero visto il progredire della cooperativa: “Per me che sono qui dall’inizio, è stato bello vedere la coop popolarsi di operatori. Ho vissuto le varie fasi, ho visto lo sviluppo e, insieme agli altri, ho fatto i sacrifici necessari affinchè ciò avvenisse”.

Una considerazione anche su colui che definisce il “padre di tutti”: il fondatore e predisente onorario Franco Baldini. “Lui è la colonna portante della cooperativa – dice – non basterebbe un libro per parlare di lui. È il punto di riferimento di molti operai e soci. È il padre di tutti”.

Un pensiero anche sull’amico e collega Nicolai: “Quando è scomparso, è stato un giorno molto triste. Non lo dimenticherò mai, il suo ricordo è sempre con me”, dice commosso.

E per il futuro cosa si augura Fulvio Spasiano? “Vorrei che ci fossero più inserimenti lavorativi per i detenuti, perché davvero rappresentano una concreta possibilità di cambiamento per coloro che magari hanno fatto scelte sbagliate. Mi auguro anche che la coop. riesca a dare lavoro a sempre più persone. La mia parte l’ho fatta, tra quattro o cinque anni vado in pensione. Mica posso lavorare fino a 100 anni?” Conclude con l’allegro sorriso che lo contraddistingue.

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