Joel ha partecipato al Laboratorio di PC e Web in Cooperativa. Pratica calcio a livello agonistico e incuriosito da la Paz ha deciso di intervistare la squadra per il Progetto Teseo

Sono Joel e sono un appassionato di sport, in particolare di calcio e di pallacanestro. Da due anni gioco a calcio a livello agonistico. Attualmente sono impegnato con il Sorbolo giovanile, nel ruolo di terzino o esterno alto.

Amo il gioco della nostra squadra, in particolare il nostro contropiede. Una squadra deve giocare con questo sistema di gioco, quando ha gli esterni veloci e anche quando ha la difesa molto forte. La mia formazione preferita è il 4-3-3 perché è uno schema molto compatto e sfrutta la velocità degli esterni.

La mia caratteristica principale è il dribbling, sono un esperto nel fare le finte. In più sono veloce e bravo a tirare sia con il piede destro sia con quello sinistro. Il mio ruolo è importante perché devo sia attaccare che difendere.

La parte più bella del calcio è la sensazione che provi giocando. Per esempio quando gioco a calcio non penso più a niente.

Oltre al calcio, vado a scuola. Terminate le scuole medie, ho deciso di partecipare al Progetto Teseo in Cigno Verde. Un progetto organizzato dalla scuola, dalla cooperativa e dalla famiglia. Ho scelto di frequentare il corso sul computer e sul web.

Al PC scriviamo testi per il sito della cooperativa. Questo é su La Paz, la squadra di calcio antirazzista di cui la Cigno Verde è sponsor. Ho intervistato il presidente de La Paz, Andrea Scannavino, e due giocatori: il centrocampista Oukpedjo Aziz e l’attaccante Kadiri Charifou.

INTERVISTA

Da dove viene il nome la Paz?

“Il nome La Paz è in onore del primo giocatore nero che ha giocato in una squadra di calcio in Europa. Ha giocato nel Napoli nel 1947”, dice Scannavino.

Qual è la vostra formazione?

I giocatori hanno spiegato la loro formazione attuale: il 4-3-3 o il 5-4-1. “Questa come le altre decisioni è condivisa e decisa nella riunione che si tiene ogni mercoledì”, spiegano.

 Ci saranno novità per l’anno prossimo?

“Abbiamo discusso sulle novità da introdurre per l’anno prossimo nell’ultima riunione” – dice il presidente. “Ci stiamo impegnando per ottenere un campo tutto nostro, anche se sappiamo che questo richiede più responsabilità. Stiamo pensando di formare anche una squadra di calcio femminile. Al momento abbiamo una squadra ad 11, una a sette, e una per i bambini”.

Perché non fate allenamento con le divise?

“Perché non abbiamo soldi “ afferma con sincerità Scannavino, e spiega “Abbiamo impiegato due anni per avere le tute uguali. Facciamo fatica a comprare tutto. Abbiamo preso prima le borse e poi le tute, e poi anche le sciarpe per i tifosi…”

Come mai avete scelto di giocare per la Paz?   

“La Paz per me è stata una bella opportunità. Sono poche le squadre che sostengono i valori di uguaglianza e solidarietà e che amano la gente con tutti i colori di pelle. Nella nostra squadra ci sono giocatori provenienti da varie nazioni: Gambia, Nigeria, Togo, Afghanistan, Italia, ecc. Anche le altre realtà si stanno ispirando a noi, e ci invitano a raccontare la nostra storia” – dice Charifou .

Aziz aggiunge: “Ho conosciuto la Paz grazie ad un amico. Quando sono entrato in squadra mi sono sentito come in famiglia.”

Vi è mai capitato di ricevere insulti razzisti? Come vi comportate? Quanto è importante la tifoseria per voi?

“Sì, è capitato di ricevere insulti ma non abbiamo mai reagito. La tifoseria è molto importante perché ci dà coraggio e carica. Ti fa venire voglia di fare di più. La prima volta che ho sentito un tifo così forte, ho detto ‘oggi devo far goal’. E l’ho fatto!”, racconta con entusiasmo l’attaccante.

Qual è stato il momento più bello?

“Alzare la coppa è stato il momento più bello, ma anche la semifinale con il tifo, i tamburi”, rispondono entrambi i giocatori.

Qual è stato il momento più brutto?

“Quest’anno ci siamo sentiti un po’ come dei giocatori di serie B promossi in A. Dopo il salto di categoria non sapevamo come affrontare il campionato. Il girone di andata è stato difficilissimo, abbiamo fatto solo un punto. A causa di tutte queste sconfitte, c’è stato molto nervosismo nello spogliatoio. Chi era abituato a vincere incolpava gli altri. Per recuperare il gruppo, abbiamo organizzato tante cene, pizze, tutti insieme. Siamo convinti che quest’anno il campionato doveva essere annullato, perché sono morte troppe persone a causa della pandemia e non aveva senso continuare. Noi giochiamo per divertirci e nella nostra squadra diamo attenzione ad ogni storia”, dice il presidente.

 

Progetto-Teseo

Joel con l’educatrice Maria Ciaramella, con Jouairia, volontaria del Servizio Civile, e con la tirocinante Giulia

 

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